1 Circolo Didattico Ventimiglia

In classe il  giorno 10 febbraio abbiamo celebrato il

 

GIORNO DEL RICORDO

 

Il silenzio, a volte, è più doloroso di qualsiasi indignazione urlata, di qualunque dichiarazione,  di qualunque verità.  

http://www.10febbraio.it

 

DISEGNI e RIFLESSIONILA STORIA

Testimonianza

 

 

 

 

                             Classe 4°                    

 

 
 
 

La prima giornata ufficiale 
dedicata 
al ricordo delle vittime

 

 

 

Il 10 febbraio di quest’anno per la prima volta l’Italia celebra  il GIORNO DEL RICORDO in onore di migliaia di italiani morti nelle FOIBE.

Lo ha deciso qualche mese fa il Parlamento con una legge  votata quasi all’unanimità, per ricordare, appunto, un evento molto importante della nostra storia nazionale.

Un evento drammatico, che causò la morte di decine di migliaia di italiani e la fuga di trecentocinquantamila superstiti.

Questi i fatti:

fino alla seconda guerra mondiale le coste adriatiche che oggi fanno parte di Croazia e Slovenia (ex Jugoslavia) appartenevano all’Italia ed erano abitate com’è ovvio da italiani, con una piccola minoranza di jugoslavi giunti dalle campagne dell’interno, stabilitisi in pacifica convivenza su quelle coste che allora si chiamavano Istria, Fiume e Dalmazia.

Ma ogni guerra finisce con dei vinti e dei vincitori e la seconda guerra mondiale vide tra gli sconfitti l’Italia, tra i vittoriosi la Jugoslavia, allora sotto il regime di un dittatore comunista, il colonnello Tito.

Nel 1945 gli uomini di Tito, i titini,  irruppero con violenza inaudita in quelle regioni, che vennero “svuotate” dei loro abitanti con ogni mezzo:

uomini, donne e bambini italiani furono gettati nelle Foibe, profondi crepacci rocciosi, oppure gettati in mare, o ancora fucilati e chiusi in campi di concentramento.

Gli storici la chiamano “pulizia etnica”, ovvero eliminazione di un popolo in quanto appartenente ad una determinata etnia.

Ai sopravvissuti non restò che l’esodo: scappare e disperdersi nelle altre regioni d’Italia, lasciando per sempre la casa, gli affetti, gli oggetti più cari, i mobili, i terreni,  negozi, tutto ciò che possedevano.

Da quel giorno Istria, Fiume e Dalmazia presero il nome di Jugoslavia.

 

 

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Legge 30 marzo 2004, n. 92

 

"Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati"

 

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOIBA

 

 

La parola deriva dal latino “fovea”, che significa fossa e indica profondissime cavità scavate nella roccia a volte colme d’acqua sul fondo.

 

In sè la foiba è soltanto un fenomeno naturale di origine carsica ovvero il risultato della corruzione delle rocce: in Istria ce ne sono più di 1700
 

 

 

 

 

 

 

 

 

TITINI

 

 

Così sono chiamati i soldati del colonnello Tito, il dittatore comunista che ordinò l’eccidio di istriani, fiumani e dalmati. Erano uomini ma anche donne, in uniforme, con la stella rossa sul berretto.

 

Rastrellarono le loro vittime di casa in casa e le uccisero dopo averle sottoposte a <processi farsa>, senza colpa né imputazioni, ma con un’unica sentenza: morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

ESODO

 

E’ la fuga di una grande massa di uomini o di un intero popolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PULIZIA ETNICA

 

E' sinonimo di GENOCIDIO.


Significa eliminazione sistematica e programmata di gente che appartiene ad un determinato gruppo etnico.

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

LA STORIA

 

 

Prima occupazione

8 settembre 1943:

l’Italia sconfitta chiede l’armistizio agli alleati vincitori.

Mentre in tutta la penisola iniziano le ritorsioni sanguinose da parte degli ex alleati nazisti, nella Venezia Giulia gli slavi operano le prime stragi.

Non però a Trieste, Pola e Fiume, che sono ancora in  mano ai tedeschi.

In un secondo momento però per ordine degli Alleati devono lasciare le prime tre al Governo Militare Alleato e almeno per ora i cittadini delle tre città si salvano.

A Fiume invece già nei primi tre giorni infuria la strage su sessantamila abitanti ben cinquantaquattromila fuggiranno.

La situazione nella Venezia Giulia è paradossale: con la ritirata dei nazisti il resto dell’Italia festeggia la Liberazione, invece in queste zone la partenza dei tedeschi significa l’inizio di una nuova terribile dittatura, un nuovo olocausto.

 

 

Seconda occupazione

1 maggio 1945:

tutta la Venezia Giulia, da Gorizia a  Zara, cade in mano slava mentre i tedeschi si ritirano.

I titini occupano anche Trieste,  Gorizia, Pola e Fiume.

 

Terza occupazione

Settembre 1947:

la guerra è finita da due anni ed entra in vigore il trattato di pace, con il quale anche Pola è ceduta definitivamente agli jugoslavi.

È la fine di ogni speranza e l’inizio dell’esodo.

Il trattato porta la data del 10 febbraio: oggi GIORNO DEL RICORDO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Graziano,
risalito dal precipizio

Nessuno può raccontare cosa significhi precipitare in una foiba: molti vi venivano gettati già morti, gli altri morivano nel volo,contro le rocce. Nessuno può tranne Graziano Udovisi, l’unico uomo che ne sia mai uscito vivo. Oggi ha 80 anni ma allora ne aveva solo 20 ed era un tenente dell’esercito italiano. ”Il 5 maggio del 1945 mi consegnai volontariamente al comando slavo che aveva occupato Pola, la mia città. Lo feci per salvare i miei uomini: gli slavi li stavano cercando, così li nascosi e raccontai che ero rimasto solo io”.  Una generosità pagata cara: ”Mi legarono e mi fecero camminare notti e giorni”. Così fino al 13 maggio, quando Graziano e altri giovani vennero accusati di “ essere italiani” e condannati per questo a morte.

-Ci unirono in sei con il filo di ferro, io ero il primo della fila - racconta- Quando fummo sul bordo della foiba sentii caricare le armi e mi buttai dentro prima che sparassero.-

Volarono tutti e sei, affogando nell’ acqua sul fondo. Solo Graziano sopravvisse e dopo ore riuscì a risalire. E’  l’ unico che possa raccontare.

 
 

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Disegni e Riflessioni

 

Bisogna rifiutare la guerra e accettare la pace.

Ci si deve aiutare gli uni con gli altri,

perché siamo tutti uguali.

 

Questo disegno rappresenta la giornata del ricordo, dove molte persone sono morte perché perseguitate dagli uomini di Tito.

Un soldato Graziano Udovisi per salvare la sua vita e quella di altri, si consegna ai soldati di Tito.

 

Dobbiamo aiutarci a vicenda

e dobbiamo volerci bene come fratelli e sorelle

 

Non bisogna fare la guerra, ma vivere in pace

Non dobbiamo fare la guerra, 

ma dobbiamo essere AMICI

Non bisogna fare la guerra, ma dobbiamo vivere tutti in pace
 

Molte persone sono morte nelle Foibe.

Graziano Udovisi si è salvato

 ed ha salvato i suoi soldati nascondendoli e poi dicendo agli uomini di Tito  che era rimasto solo

 

 

1Circolo Ventimilgia

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